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EDITORIALE

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Questo numero è dedicato al tema delle «Dinamiche psicologiche, sociali ed educative negli ambienti digitali distribuiti» ed è nato dall’esigenza di fare il punto della situazione sui principali fenomeni che è possibile oggi osservare nella rete. Questo bisogno è sorto dalla constatazione di quanto la sempre maggiore diffusione degli strumenti digitali e dei dispositivi mobili abbia favorito negli ultimi anni forme nuove e inedite di interazione e connettività. La diffusione dei social media e dei social network, in particolare, ha rinvigorito il dibattito su alcuni aspetti chiave che caratterizzano il nostro essere e interagire nella rete, generando nuove sfide per chi si occupa di media ed educazione. Temi quali le nuove forme di identità sociale e individuale, aspetti legati alla sicurezza e alla privacy, i criteri per la credibilità delle fonti e per la fiducia negli altri, la riconfigurazione delle relazioni e degli affetti in ambienti saldamente ancorati all’idea di essere sempre connessi stanno disegnando uno scenario in cui le potenzialità di questi ambienti distribuiti sono strettamente intrecciate a quelle delle criticità e dei rischi.
Obiettivo di questo numero era, quindi, quello di raccogliere contributi di riflessione e di pratiche di media education legati a svariati temi, dall’intreccio tra apprendimento formale e informale, alle dinamiche di interazione nelle piattaforme sociali, al punto di vista dei minori e quello degli adulti, a fenomeni di stretta attualità quali il cyberbullismo, il sexting o il flaming, alla questione della privacy e sicurezza, all’alfabetizzazione emotiva, alle nuove competenze digitali e alla digital literacy sempre più richieste per navigare consapevolmente in questi ambienti.
L’ampia risposta ricevuta dalla call for papers ha consentito di selezionare una serie di contributi che offrissero, da un lato, alcuni temi di riflessione più teorica e, dall’altro, alcune esperienze significative realizzate sul campo. Anche se le risposte ad una richiesta di contributi non costituiscono un campione rappresentativo di filoni di studi, ricerche ed esperienze in atto in un Paese, non riteniamo del tutto casuali i temi affrontati dagli autori e gli approcci descritti. Nel primo caso, gli articoli accettati per la sezione Studi e Ricerche sono caratterizzati dall’eterogeneità di temi, approcci ed esperienze. Nel secondo, le esperienze della sezione Buone pratiche sembrano contraddistinte dalla necessità di creare la consapevolezza da parte dei diversi utenti – siano essi docenti, studenti di scuola o universitari – nell’uso delle risorse della rete e, in particolare, dei social network. Il risultato è, quindi, un intreccio di argomenti che consentono di fare un primo bilancio sui principali fenomeni sociali, psicologici ed educativi negli ambienti digitali oggi.
 
La sezione Studi e Ricerche si apre con un contributo di Christine Greenhow, Benjamin Gleason e Jiahang Li dal titolo Psychological, social, and educational dynamics of adolescents’ online social networking. L’articolo esplora le dinamiche psicologiche, sociali ed educative che hanno luogo tra adolescenti all’interno dei social network. In particolare, vengono analizzati gli usi che i ragazzi fanno di questi ambienti, sia come spazi naturali per l’apprendimento informale, sia come ambienti di supporto per l’apprendimento formale e scolastico, che come piattaforme specificamente progettate in cui possono sviluppare competenze civiche ed educative. Gli autori offrono anche una serie di indicazioni per la progettazione di ambienti educativi che tengano conto delle criticità che emergono quando si vogliano coniugare le esigenze di apprendimento formale o informale con le potenzialità offerte dai social network.
Il secondo contributo, di Lucia Baiocco, Martina Benvenuti, Davide Cannata, Elisa Fossi, Elvis Mazzoni e Luca Zanazzi, dal titolo Vita Online e vita Offline: come Internet influisce sul nostro agire quotidiano, presenta una nuova prospettiva teorica che analizza l’uso degli ambienti web deputati alla socialità a partire dai concetti di organo funzionale e strumentalità inversa. Attraverso le dimensioni dell’autostima, del supporto sociale, dell’autocontrollo e della consapevolezza, gli autori propongono una serie di modelli in grado di spiegare come i diversi fattori in gioco possono far propendere per un uso positivo o negativo delle tecnologie sociali di Internet, quando cioè un loro massiccio utilizzo può essere problematico o sviluppare un potenziamento delle abilità umane.
Un terzo contributo, Da Catfish a Her: quando le emozioni e i sentimenti viaggiano attraverso i bit di Stefania Manca, affronta invece il tema delle relazioni online nell’era dei social network e delle macchine super intelligenti. A partire dall’analisi di due contributi della più recente cinematografia, Catfish (2010) e Her (2013), l’autrice sviluppa una serie di riflessioni sul ruolo che la tecnologia svolge sempre più spesso nella nostra vita affettiva e di come il nostro rapporto con essa possa contribuire ad accrescere la consapevolezza della nostra identità di esseri umani. Attraverso i principali elementi individuati nei due film vengono, infatti, evidenziati una serie di meccanismi che sono alla base dei rapporti affettivi e che, pur nascendo e sviluppandosi online, hanno molto da insegnarci sulla natura delle relazioni in generale.
Il quarto contributo, Riflessioni del sé. Esistenza, identità e social network di Lorenzo Denicolai, offre una ricca e approfondita riflessione sulle dinamiche che sottostanno al processo di costruzione identitaria che può avvenire con l’ausilio dei social network. Facendo riferimento a studi di antropologia, di filosofia del linguaggio e di pragmatica della comunicazione, l’autore sviluppa il suo discorso intorno ai meccanismi che fanno della costruzione dell’identità un continuo processo di adattamento che l’individuo deve compiere, riflettendo la propria immagine nell’altro. Oggi, con i social network e con i media digitali, questo processo sembra essere facilmente attuabile, replicabile e moltiplicabile, soprattutto se si considerano i singoli profili come tante identità, o molte parti di un’unica identità, che ciascuno di noi può avere.
Questa sezione si conclude con un’esperienza di peer education, Adolescenti che si ascoltano: un servizio online per la promozione della salute di Rachele Donini, Renzo Balugani, Maurizio Panza, Nicoletta Conio, Francesca Romani e il Gruppo «Youngle Is». L’articolo presenta un percorso di formazione finalizzato alla realizzazione di un servizio di ascolto orientato alla promozione della salute tra i giovani e che è stato implementato con l’adozione di metodologie media educative. Gli autori illustrano le motivazioni alla base del progetto e le ragioni che hanno condotto alla scelta di avvalersi della peer education, oltre a presentare i risultati e il bilancio dell’esperienza anche nell’ottica di una sua replicabilità.
 
La sezione Buone pratiche comprende quattro contributi. I primi due dedicano particolare attenzione ad alcuni progetti di media education basati sull’approccio della peer education. Gli altri due si riferiscono ad alcune esperienze didattiche realizzate in ambito universitario.
Il contesto del primo lavoro è la scuola secondaria di I grado. Il lavoro, Sicurezza in rete e peer education di Michela Maxia, Ilaria Nutini e Monica Traverso, propone un percorso di riflessione, dialogo e confronto sull’uso sicuro e positivo della rete e sul rapporto tra nuovi media, diritti e cittadinanza digitale.
Nel secondo lavoro, Play Tech: riattivare la comunicazione fra minori e genitori attraverso Internet di Barbara Di Palo e Rebeca Andreina Papa, è presentato un progetto volto a educare studenti e genitori di scuole secondarie ad un uso responsabile e consapevole dei social network, al fine di prevenire alcuni dei rischi connessi con l’uso della rete.
Il tema della sostenibilità ambientale diventa spunto di riflessione sulla sostenibilità didattica nell’approccio laboratoriale blended in ambito universitario presentato nel terzo contributo, Tecnologie e sostenibilità nella didattica universitaria: un’esperienza laboratoriale di Valentina Pennazio e Andrea Traverso.
Infine, la sezione dedicata alle buone pratiche, si chiude con il contributo Il role taking in un corso blended: descrizione di un’esperienza, di Rosa Di Maso, Nadia Sansone e Maria Beatrice Ligorio. Obiettivo è descrivere l’applicazione della strategia didattica del role taking in un corso universitario blended, finalizzata a promuovere la partecipazione attiva e l’apprendimento informale degli studenti.
 
La sezione Recensioni conclude questo numero con due proposte editoriali. La prima, curata da Maria Ranieri, riguarda l’ultimo lavoro di Howard Gardner (scritto in collaborazione con Katie Davis) dal titolo Generazione App. La testa dei giovani e il nuovo mondo digitale. La seconda, a cura di Stefania Manca, ha per oggetto il volume di Josè van Dick The Culture of Connectivity. A Critical History of Social Media, che analizza la storia recente delle piattaforme sociali secondo l’approccio dei critical studies.
 
Stefania Manca, ITD-CNR, Genova
Manuela Delfino, Scuola “Don Milani”, Genova
 

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