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EDITORIALE

Questo primo numero del 2015 esce mentre sono in corso, come di consueto, i preparativi per la XXXIV edizione della Summer School del MED, dal titolo Polis 2.0. Media education, impegno civico e partecipazione (Fiuggi, 22-28 luglio 2014). È questa, quindi, anche l’occasione per introdurre il tema della Summer di quest’anno. 

Il tema della partecipazione e dell’impegno civico nell’era dei social network ha ricevuto grande attenzione nel corso degli ultimi anni. I social media sono stati visti come ambienti capaci di generare un rinnovato senso di spazio pubblico e nuove forme di cittadinanza. Il ricorso sempre più frequente all’uso di Twitter, Facebook, blog e wiki in vari contesti per condividere contenuti culturali, sociali e educativi e, in particolare, nell’ambito politico per mobilitare le persone ha reso particolarmente noti questi dispositivi, soprattutto nel 2011 in seguito alle rivolte che hanno investito il mondo arabo. Da allora, la questione intorno al ruolo che i social media possono svolgere a beneficio della partecipazione civica e del cambiamento politico/culturale è stata ampiamente dibattuta. 

Da una parte, si sottolinea che le opportunità di partecipazione offerte dalla rete possono supportare i giovani nell’azione politica e sociale, promuovendo nuove forme di civic engagement o e-engagement che coinvolgono soprattutto le nuove generazioni. I giovani, infatti, vengono visti sempre più lontani e distanti dai modelli tradizionali di partecipazione civica, con implicazioni negative per la cittadinanza attiva e la pratica democratica. Più in generale, si assiste oggi a un declino progressivo della partecipazione dei cittadini al dibattito pubblico, al quale si accompagna un diffuso senso di sfiducia nei riguardi delle istituzioni e della vita politica. I nuovi media digitali sembrerebbero offrire un’opportunità per contrastare queste tendenze e consentire lo sviluppo di un nuovo modello di cittadinanza, fondato sull’attivismo di rete. 

Dall’altra parte, alcuni studiosi hanno messo in discussione l’entusiasmo rispetto al potenziale partecipativo dei social media, sostenendo che, nonostante le opportunità da essi offerte, poche sono in realtà le persone che traggono vantaggi da questi strumenti. Come mette in rilievo proprio Jenkins, il primo a parlare di «cultura partecipativa» in ambito digitale, lo sviluppo di una simile cultura richiede competenze di media literacy accanto a un’adeguata consapevolezza di sé, tutti aspetti che non posso essere dati per scontati in soggetti che non hanno ancora raggiunto una sufficiente maturità cognitiva e affettiva o che appartengono a fasce sociali a rischio di esclusione. 

Mettere a tema le sfide della Polis 2.0 diventa allora fondamentale per una media education che non intenda rinunciare alla propria missione universale di formare cittadini attivi e consapevoli. 

Come sempre, le relazioni che verranno presentate nel corso della Summer troveranno collocazione in uno dei prossimi numeri della rivista. Per quanto riguarda il numero corrente, esso comprende complessivamente dodici contributi che riflettono diverse linee di ricerca. 

La sezione Studi e Ricerche si apre con un contributo di Piermarco Aroldi, dal titolo Famiglie connesse. Social network e relazioni familiari online. Rapporti familiari e reti sociali diffuse sui social network sempre di più si intersecano e sovrappongono generando, talvolta, sinergie, talvolta attriti e frizioni. L’articolo si focalizza sullo statuto delle famiglie connesse, sia per verificare le trasformazioni in corso sul piano delle relazioni inter e intragenerazionali, sia per mettere alla prova i paradigmi teorici con cui pensarle. 

Il secondo contributo di Milly Buonanno, dal titolo Storie di famiglia nella fiction televisiva, si sofferma sulla relazione tra televisione e famiglia, prestando particolare attenzione alla fiction, che rimane il genere più decisamente orientato alla famiglia. L’autrice restituisce un quadro delle narrazioni e rappresentazioni che la fiction ha prodotto intorno alla vita familiare negli ultimi cinquant’anni, riflettendo – seppur solo parzialmente – le metamorfosi della famiglia italiana. 

Segue un lavoro di Roberto Trinchero intitolato Informazione o propaganda? Sviluppare la cittadinanza attiva attraverso il fact checking assistito dalla rete. In questo contributo l’autore propone una riflessione intorno alla natura delle informazioni che circolano in rete, con particolare riferimento al problema dell’affidabilità, e suggerisce alcuni spunti di lavoro per diventare cittadini attivi, più critici e informati, in grado di non cadere nella trappola dei falsi miti e della propaganda. 

Il quarto contributo di Damiano Felini dal titolo Non solo tecniche, non solo regole. La media education come professione etica esamina le questioni etiche legate al lavoro del media educator come categoria professionale. In quest’ottica affronta anche tre importanti nodi problematici, vale a dire la questione dei contenuti che il media educator sceglie di insegnare, la sua modalità di instaurare la relazione educativa e la sua consapevolezza degli orientamenti ideologici, scientifici e metodologici che lo guidano nel lavoro. 

Il quinto contributo dal titolo La sfida educativa tra utopie libertarie e nuovi autoritarismi di Lorenza Boninu s’interroga in chiave critica sull'impatto che la diffusione e il successo dei MOOCs potranno avere sulla formazione nelle sue varie sfaccettature, dal valore che la società attribuisce ai saperi trasmessi dalla scuola, alle politiche scolastiche, alla gerarchizzazione delle discipline, alla qualità dei contenuti proposti e ai presupposti pedagogici sottesi alla trasformazione. 

Stefania Pinnelli, Massimo Pistoia e Gianfranco Borrelli sono gli autori di un lavoro dal titolo Robotica e difficoltà di lettura: l’esperienza del progetto Robin, in cui presentano i risultati di Robin, un progetto di ricerca applicata sulle tecnologie a supporto di percorsi di potenziamento didattico per allievi con dislessia. La piattaforma sviluppata nell’ambito del progetto eroga esercizi di supporto all’apprendimento, in grado di fornire una rappresentazione multisensoriale e multimodale del dato particolarmente utile con alunni dislessici. 

Questa sezione si conclude con un articolo di Sofia Cramerotti e colleghi, intitolato ePlanning: an Ontology-based System for Building Individualized Education Plans for Students with Special Educational Needs. Il lavoro presenta i risultati di un progetto di ricerca biennale finalizzato all’adozione di tecnologie basate sul web semantico, allo scopo di creare lo IEP (Piano educativo individualizzato) per bambini con bisogni educativi speciali a scuola. 

La sezione Buone pratiche comprende cinque contributi. Il primo lavoro, Il blog a scuola tra responsabilità educativa, learning by doing e metacognizione di Fabio Colombo e Lucia Soncin, propone un contributo alla riflessione sull’uso didattico del blog nella scuola secondaria di secondo grado. Tenendo fermo il riferimento ai nuclei fondanti della scrittura e della lettura, sviluppa delle considerazioni di carattere teorico sull’educazione del fare, e parallelamente presenta alcune attività didattiche sperimentate in aula. 

Nel secondo contributo dal titolo Ludoteca.it: una media education dedicata a Internet, Giorgia Bassi e Beatrice Lami illustrano le finalità, i contenuti e gli strumenti utilizzati nell’ambito del progetto La Ludoteca.it (www.ludotecaregistro.it), un’iniziativa promossa dal Registro.it dell’Istituto di Informatica e Telematica del CNR di Pisa, per diffondere, tra i bambini delle scuole primarie e secondarie di primo grado, l’utilizzo consapevole e sicuro della Rete. 

Il terzo lavoro, dal titolo A lezione di storia tra app e smartphone di Sergio Nacinovich e Isabella Bruni, descrive le azioni e i risultati del progetto «Noi con gli altri – I sommersi e i salvati, frammenti di memoria del '900», ideato con l’obiettivo di sviluppare una maggiore conoscenza e consapevolezza del periodo dei conflitti mondiali, come elemento di educazione alla cittadinanza. L’esperienza didattica ha coinvolto due classi del V anno della scuola secondaria di secondo grado nella produzione di una guida multimediale sui luoghi della Resistenza nel quartiere Oltrarno di Firenze. 

Segue un contributo di Rebeca Andreina Papa e Paolo Lattanzio, intitolato Underadio: una webradio a scuola contro le discriminazioni. Qui viene presentato un progetto basato sulla web-radio relativo al tema della non discriminazione. Promosso da Save the Children e rivolto a studenti delle scuole secondarie di primo e secondo grado, ha visto la realizzazione a scuola di diversi format di trasmissioni radiofoniche.

Infine il quinto contributo di Clemente Brigida e Anna Erika Ena, dal titolo La rete a scuola per la costruzione della cittadinanza europea, riporta i risultati del progetto eTwinning dal titolo «Comparison of fairy tales», realizzato a Foggia dagli studenti di una scuola primaria con l’obiettivo di incoraggiare l’apprendimento della lingua inglese, l’uso delle TIC e il dialogo interculturale. 

Le sezioni Recensioni e Segnalazioni concludono questo numero con diverse segnalazioni a cura di Lucio D’Abbicco, Alessia Rosa e Isabella Bruni e due recensioni di Lucio D’Abbicco. La prima riguarda un lavoro di Giuseppe Riva intitolato Nativi digitali. Crescere e apprendere nel mondo dei media, la seconda un lavoro di Francesco Mangiapane dal titolo Peppa Pig

La Direzione della Rivista

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